CI SONO LUOGHI NEL CUORE CHE NON SI POSSONO RAGGIUNGERE NEMMENO CON UNA PALA
Quante volte hai visto Le ali della libertà?
Io ne ho perso il conto.
Andy, Red, la prigione… la lunga attesa… l’evasione.
Un film che conosco a memoria, scena per scena.
Eppure, l’altra sera — non so come — ho sentito una frase che non ricordavo.
Detta piano, quasi buttata lì.
Forse perché, quando un film lo guardi tante volte, smetti di seguire la trama e inizi a cercare i dettagli.
E lì, in mezzo a un dialogo qualunque, Red dice:
“Ci sono luoghi nel cuore che non puoi raggiungere nemmeno con una pala”.
Stava parlando del carcere, certo.
Ma anche — forse soprattutto — di noi.
Perché ognuno di noi si porta dentro un’ala chiusa, una stanza buia.
Un vuoto.
E allora ci proviamo.
Cerchiamo qualcuno che ci salvi.
Un amore. Un amico. Un marito. Una moglie. I figli.
A volte perfino un prete.
Qualcuno che accarezzi la nostra ferita.
Che tolga la solitudine. Che metta pace.
Che ci renda felici.
E non c’è niente di male nel desiderarlo.
Ma è pericoloso pretenderlo.
Perché quella felicità che cerchiamo — quella piena, totale —
non ce la può dare nessuno.
Gli altri possono essere un segno. Un appoggio. Un riflesso.
Ma non sono Dio.
E ce ne accorgiamo solo quando sbagliano.
Quando ci deludono. Quando fanno male.
E allora diciamo:
“Pensavo che mi avrebbe reso felice.”
Ma quello che stiamo dicendo davvero è:
“Pensavo fosse Dio. E invece Dio non è.”
La verità è che certi spazi dentro di noi non li può toccare nessuna creatura.
Ci sono luoghi dell’anima che non si raggiungono con una pala,
con un abbraccio, con una promessa d’amore.
Solo Dio può.
Gli altri possono accompagnarci.
Possono volerci bene, a modo loro.
Ma non possono salvarci del tutto.
Non è il loro mestiere.
Forse è questa la libertà più grande:
accettare che nessuno potrà mai colmare il vuoto che abbiamo,
e che solo quando smettiamo di cercare un dio negli occhi degli altri,
riusciamo finalmente a trovarlo dove è sempre stato.
Dentro di noi.