UNA MATTINA QUALSIASI

di Giorgio La Marca

Stamattina ero di ritorno da un incontro. Uno di quelli che ti lasciano addosso più pensieri di quanti ne avevi prima di arrivarci. Il caldo era insopportabile, quasi 40 gradi, e l’asfalto sembrava sciogliersi sotto i piedi. Avevo solo bisogno di fermarmi un attimo, di bere qualcosa di freddo e respirare.

Così sono entrato in un bar. Un posto qualunque, uno di quelli dove non ti aspetti niente di speciale. Chiedo una bottiglia d’acqua fredda, e mentre aspetto mi accorgo di una conversazione. Al bancone c’è un uomo — avrà avuto sessant’anni, che parla con il barista, un ragazzo, diciottenne o poco più. Il classico tipo che ha ancora addosso l’idea che la vita sia tutta un diritto.

L’uomo sorseggia una granita, tranquillo, e dice qualcosa. Ma lo dice con quella voce calma di chi non ha fretta, e io — non so perché — mi siedo. Come se avessi intuito che stava per dire qualcosa che valeva la pena ascoltare.

E infatti, dice:

"Sai cos’è curioso? Che i giorni più belli della nostra vita, spesso, li viviamo senza accorgercene. Siamo troppo occupati a inseguire qualcosa: un sogno, una persona, un riscatto… e intanto ci sfuggono tra le dita momenti che un giorno ci mancheranno da morire.

Ti sembreranno normali, quasi banali. Una risata con gli amici, una sera d’estate in motorino, una canzone alla radio mentre guidi senza meta. Ma poi un giorno ci ripenserai. E ti farà male, ma non perché erano perfetti…

Ti farà male perché non lo sapevi. Non sapevi che erano momenti irripetibili. Che quella persona non sarebbe rimasta per sempre. Che quel posto non ti avrebbe aspettato. Che tu non saresti più stato lo stesso.

La felicità, vedi, non arriva tutta insieme, in grande stile. Entra in punta di piedi, mentre sei distratto. E quando finalmente la riconosci… è già un ricordo."

Poi ha finito la sua granita, ha posato il bicchiere sul bancone, e se n’è andato. Nessun effetto speciale, nessuna frase ad effetto. Solo silenzio. E normalità.

Il bar ha ripreso il suo ritmo, tra caffè serviti e chiacchiere leggere. Sono rimasto lì ancora qualche minuto, con l’acqua ormai calda tra le mani e la testa piena di pensieri.
Fuori il caldo non era cambiato, ma dentro qualcosa sì.
Perché a volte basta una frase detta per caso, da uno sconosciuto qualunque, in un bar qualunque, per farti rendere conto che forse, proprio adesso, stai vivendo uno di quei momenti.
Uno di quelli che un giorno ti mancheranno da morire.
E allora ho bevuto.
Piano, con calma.
Come se ogni sorso fosse un modo per restare, almeno un po’ di più, dentro quel frammento di felicità che non sapevo stava già passando.