UNA VOCE, UNA VITA
MILZANO giugno 2025
C’è una domanda che mi porto dietro da qualche giorno.
Anzi, due.
La prima l’ha fatta un bambino. La seconda l’ho fatta io.
Ma partiamo dall’inizio.
Qualche giorno fa ero a Milzano, un piccolo comune del bresciano. Curavo un laboratorio di scrittura creativa con i bambini della scuola dell’infanzia. Fantasia, giochi, parole inventate. Poi arriva l’idea: invitiamo i nonni. Facciamoli parlare. Facciamoli raccontare.
E lì… succede qualcosa che non ti aspetti.
Un nonno prende la parola. Non ha fretta. Ha tempo. Tempo vero.
Lo sguardo va lontano, in un’epoca che oggi sembra un romanzo. E dice:
Quando avevo la vostra età , in casa non c’era luce. Non c’erano stufe.
Ma non mancava mai il calore… quello delle persone.”
Silenzio.
Ci racconta delle sere d’inverno, quando il freddo era un fatto concreto, non una lamentela. Quando il buio arrivava presto e la casa era gelida, c’era un posto dove tutti si rifugiavano: la stalla.
L’unico spazio caldo, grazie al fiato delle mucche.
Lì si stava insieme. Stretti. Senza schermi, ma pieni di storie.
I bambini ascoltano.
C’erano le zie che cucivano. I nonni che narravano. I piccoli seduti sulle casse di legno, in cerchio, con gli occhi spalancati.
E non serviva altro.
Una fiaba bastava a far volare la sera.
D’improvviso una vocina spezza il silenzio.
Un bambino chiede:
“Ma… eravate felici?”
Il nonno sorride.
“Felici… certo” risponde con gli occhi lucidi. “Non avevamo nulla. Ma avevamo tutto”
Ed è lì che arrivo io.
Guardo i bambini. E domando:
“E voi? Siete felici?”
Mi guardano. Si cercano tra loro. Poi annuiscono.
Ma quel ‘sì’ era sottile. Quasi fragile. Come se non ne fossero sicuri del tutto.
Ed eccola, la seconda domanda. Quella che non ho fatto a voce, ma che mi è rimasta addosso:
“Oggi i bambini hanno tutto. Ma saranno mai felici… come quelli di allora?”
Non è nostalgia. È osservazione.
Abbiamo scambiato il calore umano con il riscaldamento a pavimento.
Le storie vere con i video da 15 secondi.
Il silenzio con il rumore costante.
E forse non si tratta di tornare indietro.
Ma di ricordare cosa ci siamo persi andando sempre avanti.
Non so se quei bambini saranno più o meno felici di quelli di una volta.
Ma so per certo che in quel momento, per un attimo, lo eravamo un po’ tutti dai nipoti ai nonni.
Perché alla fine, ieri come oggi, la felicità ha sempre lo stesso volto:
il desiderio di stare insieme.
Ed è davvero tutto ciò che ci serve.
O forse… tutto quello che ci manca.
GIORGIO LA MARCA